Titolo: Il destino si chiama ClotildeAutore: Guareschi Giovanni
Editore: Rizzoli
Data di Pubblicazione: 2003
Collana: Opere di Guareschi
ISBN: 8817872237
ISBN-13: 9788817872232
Pagine: 312
Reparto: Narrativa Italiana
"Il destino si chiama Clotilde di Guareschi" scrive G. Molteni sull'"Italia" il 7 ottobre 1942 "rappresenta un passo avanti nella sua attività di scrittore perché, mentre riconferma le non comuni sue doti di umorismo, rivela anche una ricca fantasia, agile nel combinare un intreccio bizzarro e complicato. La vicenda" spiega il Molteni "narrata in uno stile gustosamente parodistico ci fa assistere alla eroicomica lotta tra la milionaria Clotilde Troll e lo squattrinato e aristocratico Filimario Dublè. Clotilde è innamorata di Filimario e vorrebbe farsi sposare da lui; ma questi non vuol saperne. In ultimo, si capisce, - non per nulla "il destino si chiama Clotilde"- convolano a giuste nozze."
Estratto da "Il destino si chiama Clotilde" :
"Mi ricordo che, una notte, mi accadde un fatto singolare. Riposavo in mezzo ad un gran cespuglio; già da mezz'ora dormicchiavo, quando udii un rumore seguito da un sospiro di sollievo. Qualcuno, pochi metri dietro le mie spalle, si era gettato per terra a riposare.
"Miseria in viaggio.", mi rispose una simpatica voce di un uomo attempato, dietro le mie spalle. "Amici, allora.", dissi ridendo. Udii un sospiro."Avete un pezzo di pane? un poco di acqua?". "No", sospirò l'ignoto compagno.
"Possiamo allora fare una società" dissi ridendo; "mettendo assieme i nostri capitali, e dividendo per due non avremo niente per ciascuno".
"Io, niente: voi avrete sempre la vostra gioventù, e questo è un capitale molto importante". L'invisibile compagno sospirò ancora."Come mai, così giovane, siete in viaggio per la pampa come un vecchio vagabondo come me?". "Per quei maledetti cavalli. Se non fossero esistiti i cavalli, io questa sera sarei nel mio letto a leggere il giornale".
"Cosa è questa strana storia di cavalli?" mi chiese curioso l'interlocutore ignoto."Io sono venuto in Argentina per aiutare mio zio nel commercio dei cavalli e mi sono ridotto scalzo e senza un soldo in tasca. Se riesco a ritornare in America, farò il marinaio: almeno non vedrò più neppure l'ombra di un cavallo!"
"Già, e le navi chi le tira?".Mi misi a ridere."Mio caro e vecchio amico, dove siete nato?"
"Qui nella pampa, e ho sempre vissuto qui"
"Ecco! Siete nato qui! Avete vissuto tutti i vostri anni in questa dannata pampa dove non si vedono che cavalli, dove l'uomo non sa più neppure camminare perchè appena nato lo mettono in groppa a un cavallo, dove si vive allevando cavalli, commerciando cavalli, dove gli innamorati vanno a cavallo sotto alle finestre delle loro belle, dove le ragazze fuggono con i fidanzati a cavallo, e vi sembra che al mondo non possa esistere niente senza che ci sia di mezzo un cavallo. Grazie a Dio non è così: quelle bestiacce non infestano tutto il mondo!"
Il vecchio sospirò. Gli piaceva sospirare."Se voi diceste a un gaucho che il suo cavallo è una bestiaccia, vi sparerebbe" disse il vecchio.
"Grazie a Dio, i gaucho sono una trascurabile minoranza, tra gli uomini. Inoltre, sparerei prima io.".
"I giovani, di solito, amano i cavalli: perchè proprio voi li odiate tanto, non capisco.""Ve l'ho già detto: i cavalli mi hanno messo nei guai."
"Vi ha meso nei guai il commercio dei cavalli, non i cavalli. Odiate perciò il commercio, ma non quelle povere bestie. E' un delitto parlare male dei cavalli nella pampa. I gauchos, quando muoiono, vogliono aver sempre vicino il loro cavallo. I gauchos, quando muoiono, si chiedono: "Come farò ad andare in cielo se non ho più il mio cavallo?". E quando l'anima del gaucho esce dalla stanza non la vede nessuno, neanche il prete che può parlare con il buon Dio. Ma il cavallo la vede e la saluta con un nitrito. I cavalli non sono bestiacce. I cavalli hanno un'anima come voi, ragazzo."
"Io" risposi ridendo "non vedo le anime dei gauchos e non le saluto con un nitrito quando volano fuori dalla stanza".
La luna si era alzata e la pampa si stendeva all'infinito, nuda e chiara come un'immensa tavola gialla. Sentii muovere i rami dietro di me: l'invisibile compagno si era alzato.
"Buona notte, ragazzo", disse uscendo dal cespuglio e dall'ombra. E io mi voltai a guardarlo.Era chiaro come di giorno, e vi giuro che io lo vidi a non più di due metri di distanza.
Prima di allontanarsi verso Est si fermò un istante e voltò la testa. "Buona notte, ragazzo", mi disse.
Ma era un cavallo."(G.Guareschi)

